LUCI MECCANICHE

Da pochi decenni il nostro pianeta è stato invaso dalle macchine, la  nostra esistenza, la nostra civilizzazione, la nostra natura di ospiti sulla terra oggi, dipende da esse. Prima rudimentali, quali furono in origine, oggi evolutissime, l’automazione diventa sempre piu rapida, i primitivi ingranaggi si sono trasformati in veri e propri linguaggi elettronici, strumenti di sopravvivenza! Giampiero Milella nella sua pratica scultorea sembra riflettere in solitudine e fuori da ogni schema su alcune di queste domande. Il suo lavoro è manipolazione di metalli: ferro, rame, bronzo, acciaio, stagno, forse un giorno non lontano oro. Egli usa le interiora di dismesse pompe di benzina come cava della sua personalissima alchimia: contalitri, tubi di trasmissione o connessione, globospie, luci, trasformatori, ingranaggi. Milella ha scelto le rimanenze “pseudorganiche” di una delle piu comuni e presenti forme di meccanizzazione del nostro presente, la distribuzione della benzina, una sorta di sistema cardiovascolare che assiste il sistema motorio della nostra epoca meccanicizzata. Il nostro tempo, le nostre relazioni, tutto il nostro agire di oggi è vincolato a questa capillare capacità di distribuire greggio sul territorio. Milella colleziona, disassembla, e fa autopsie di queste immondizie meccaniche, e non credo che la miniera di significati intrinsechi a questa scelta dello scultore sia da sottovalutare. Giampiero una volta smembrate queste creature, questi totem del capitalismo, privandoli della loro superficiale maschera, copertura, sigla, icona, funzione, ci ripresenta la sua creazione. Da quello che sarebbe materiale di scarto insignificante, Giampiero crea nuova luce, nuove forme; il dismesso ed il dimenticato, viene ricomposto in scultura. Il totem standardizzato, dalle sue viscere diviene nuovo totem luminoso, dove il petrolio incontra l’energia elettrica.  L’artista, creando alchimie meccaniche compie un operazione quasi magica; non importa poi cosa significhino veramente queste sculture, queste luci, se docili o abbaglianti, esse sono una parte delle nostre ambizioni, della nostra presente religione del danaro e della funzionalità a tutti i costi. Il dimenticato viene soccorso, come in ogni vera operazione artistica ed etica, queste sculture ci illuminano e lascian riflettere. Giampiero ci chiede di prestare attenzione attraverso la bellezza, perchè le sue opere sono belle e basta, e come tutta l’arte vera, ci aiutano a guardare nel buio. Quanto ci assomigliano le macchine?! La sincerità del lavoro dell’artista ci può far tornare a giocare con significati instabili. Ci sono voluti millenni perchè il petrolio si formasse, attraverso catastrofi ecologiche, geologiche e appartenenti ad epoche remote, molto antecedenti alla vita dell’uomo. Stiamo forse incendiando il nostro tempo?! Giampiero ci incoraggia con con umiltà e semplicità ad accendere la luce, mai negando, con le sue sculture, l’abbagliante buio del nostro presente.

- Domingo Milella